Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano pubblica su X un video in cui sorride compiaciuto davanti a una manifestante della Flotilla atterrata a terra con le mani legate. La reazione è immediata e trasversale: da Meloni a Sánchez, da Bruxelles a Washington, in pochi ore si leva un coro di condanne che costringe persino Netanyahu a prendere le distanze dal suo stesso ministro.
Noto per essere uno dei ministri più estremisti del governo Netanyahu e già protagonista di azioni provocatorie, in questa occasione volta il ministro della sicurezza nazionale israeliano, sembra aver sorpassato il limite, suscitando forti critiche anche all’interno del governo israeliano.
Il video diffuso ieri su X da parte del ministro Ben Gvir ha scatenato le ire di tutti i governi europei. Nelle immagini si vede il ministro sorridente e compiaciuto che guarda un’attivista della Global Sumud Flotilla che viene buttata schiena a terra con le mani legate.
“Non mi fermerò” aveva scritto tre giorni fa su X. “Non ho paura né mi tiro indietro. Nessun ordine dell’Aia mi dissuaderà dal continuare a guidare una politica dura […] contro i nemici di Israele dall’interno e dall’esterno”.
Detto, fatto. Tuttavia, forse anche inaspettatamente, i governi dei Paesi coinvolti si sono indignati, hanno convocato gli ambasciatori di Israele per avere le scuse ufficiali. Scuse che sono arrivate dallo stesso Benjamin Netanyahu, che in un post su X ha sì rivendicato la legittimità del sequestro degli attivisti in acque internazionali, ribadendo il diritto di Israele “di impedire a flotille provocatorie di sostenitori dei terroristi di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e di raggiungere Gaza”, ma ha anche definito “non è in linea con i valori e le norme di Israele” il modo in cui il Ministro della Sicurezza ha trattato gli attivisti.
Anche l’ambasciatore americano in Israele, notoriamente contro qualsiasi missione umanitaria internazionale volta a rompere il blocco navale su Gaza, ha definito il gesto di Ben Gvir un tradimento della “dignità della sua nazione”, nonostante abbia appuntato la Flotilla come una “stupida trovata”.
Le critiche arrivano anche dall’interno. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato Ben Gvir di non essere il volto di Israele, di aver “causato deliberatamente un danno allo Stato in questo spettacolo vergognoso”, per poi specificare che “non è la prima volta”. La risposta del Ministro per la Sicurezza nazionale è arrivata subito: “Ci si aspetta dal ministro degli Esteri di Israele che capisca che Israele ha smesso di essere un bambino da schiaffi”.
Le reazioni europee
Dopo gli spari sugli attivisti della Flotilla, il sequestro in acque internazionali, la reclusione e le percosse, i governi europei hanno reagito, sempre con indignazione.
La presidente Meloni ha definito “inaccettabili” le immagini del ministro italiano, pretendendo scuse formali per il trattamento verso i manifestanti. Il Ministro Crosetto è stato ancora più duro. In un messaggio diretto al collega israeliano ha detto: “Noi ci vantiamo di altro, ministro. Ci vantiamo di aver sempre trattato con rispetto i suoi connazionali e non abbiamo l’abitudine di arrestare le persone in acque internazionali ma semmai di soccorrerle se ne hanno bisogno”.
Pedro Sánchez, primo ministro spagnolo, e il corrispettivo irlandese vogliono portare la questione a Bruxelles. I due Paesi sono da sempre sostenitori di una risposta forte verso Israele, e più volte hanno sollecitato gli arti governi nazionali ad attivare la sospensione dell’accordo di associazione fra l’Unione europea e Israele, che permette allo stato ebraico di commerciale in regime agevolato col continente europeo.
Una critica si è alzata anche dalla Commissione europea, anche se a parlare sono state la Commissaria per la gestione delle crisi Hadja Lahbib, e l’Alta Rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, e non Von der Leyen. La Commissaria belga ha commentato: “Il diritto internazionale umanitario deve essere rispettato. Nessuno dovrebbe essere punito per difendere l’umanità”. Un’indignazione verso il trattamento “degradante e sbagliato” rivolto agli attivisti è stata espressa dal vertice della diplomazia europea, una condotta definita “indegna di chiunque ricopra una carica pubblica in una democrazia”, sempre presupponendo che Israele sia ancora una democrazia piena.

